Rassegna Stampa

Ecco alcuni articoli che parlano del convegno del 29 settembre.
1)ARTICOLO TRE
Roma: congresso sulla prevenzione per il citomegalovirus
Si è tenuto a Roma, in data 29 settembre 2012, l’International consensus meeting on prevention a

nd therapy of congenitalcytomegalovirus infection, presieduto da Giovanni Nigro, professore di Pediatria all’Università dell’Aquila e responsabile del Centro di riferimento regionale per l’infezione congenita da citomegalovirus.
-Giorgia Gobbo – 1 ottobre 2012- L’evento, sottolinea la professoressa Maria Grazia Cifone, “dà lustro alla nostra città, alla nostra Università e alla nostra Asl” pertanto deve essergli attribuita importanza a livello internazionale.
Durante il congresso, tenutosi nell’hotel Vittorio Veneto di Roma, si è discusso sui metodi di prevenzione dell citomegalovirus, un virus appartenente alla famiglia dei cosiddetti herpes virus.
Il termine citomegalovirus è dovuto al fatto che tale virus provoca un notevole aumento delle dimensioni delle cellule che colpisce.
Una volta contratta l’infezione da citomegalovirus, questa rimane latente e, come nel caso degli altri herpes virus, può riattivarsi in situazioni di immunodepressione.
Le infezioni da CMV sono generalmente asintomatiche; alcuni soggetti sviluppano forme leggere della patologia i cui sintomi sono molto generici. Da un punto di vista medico, l’aspetto più rilevante è rappresentato dalle infezioni contratte durante la gravidanza; infatti, se l’infezione da citomegalovirus viene riscontrata durante il periodo gestazionale (soprattutto nei primi quattro mesi) e viene trasmessa al feto, quest’ultimo corre il rischio di danni permanenti, anche gravissimi in quanto è privo di difese immunitarie.
I rischi per il nascituro sono quindi numerosi e vanno dai problemi neurologici, come il ritardo mentale, i disturbi psicomotori, le sindromi spastiche, la sordità, ai disturbi più o meno seri dell’apparato gastroenterico.
Il meeting, a cui hanno presenziato 3 relatori italiani e 8 americani, ha permesso il raggiungimento di un accordo tra i massimi esperti della patologia, sostenendo, in attesa di un vaccino valido e in assenza di una terapia alternativa, la somministrazione diimmunoglobuline per ridurre il rischio di trasmissione e lesioni al feto se la gestante contrae l’infezione da CMV, nonché un trattamento antivirale per i neonati con malattia congenita.
Il congresso ha puntato ad informare e sensibilizzare maggiormente i medici, le autorità politico-sanitarie e l’opinione pubblica. L’argomento è spesso sottovalutato: il citomegalovirus rappresenta un’infezione poco conosciuta e sottodiagnosticata, che colpisce circa un bambino su cento neonati.
Come dichiara Nigro, “è necessario ottenere il riconoscimento economico delle cure adeguate dal Servizio Sanitario Nazionale e del diritto di reperire i farmaci necessari per la cura in forma gratuita e legale”.
La ricerca scientifica ambisce a trovare una terapia efficace (sia prenatale che postnatale) , fino ad arrivare alla scoperta di un vaccino di routine.

2) OGGI SALUTE
Esperti: attenzione al Citomegalovirus in gravidanza
Di oggi salute | 29 settembre 2012 | pubblicato in Prevenzione
Esperti di fama mondiale si sono ritrovati a Roma per partecipare al convegno, primo in Italia, sulla terapia dell’infezione da Citomegalovirus. Nell’incontro, guidato dal Professor Giovanni Nigro, Direttore della Clinica Pediatrica Universitaria e della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università dell’Aquila, si discuterà prevalentemente di prevenzione del citomegalovirus. L’infezione da Cmv se contratta per la prima volta durante la gravidanza, puo’ dare problemi anche piuttosto seri al nascituro. La volontà di diffondere e far conoscere questo virus è venuta da Giada e Andrea Benetton che in prima persona si sono trovati a dover combattere questo virus: ”tutto avveniva nel 2008 quando, incinta della mia terza bambina, alla 20/esima settimana di gestazione – racconta Giada – ho contratto il virus. Solo dopo una notte da incubo, incertezze e poca chiarezza, abbiamo ricevuto il nominativo di un medico, il Prof. Maurizio Anceschi del Policlinico Umberto I di Roma che effettuava una cura attraverso la somministrazione mensile di immunoglobuline specifiche che abbatteva notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al feto o, nella peggiore delle ipotesi di già avvenuta trasmissione, lo aiutava a combattere la malattia. La bambina sta bene ha 3 anni ed è ancora positiva al Virus”.
Da questa esperienza è nata l’Onlus ”ANtiCito” che vuole far conoscere il citomegalovirus ” un grosso e sottovalutato nemico per la mamma e il suo bambino.

3) NATURALMENTE MEGLIO
Gravidanza: 2 donne su 3 hanno segni di infezione pregressa da Citomegalovirus
29 Settembre 2012
Più del 60% delle donne italiane ha segni di un’infezione pregressa del CMV (Citomegalovirus), virus che contratto in gravidanza può procurare danni al feto: il 40% dei bambini concepiti contrae il CMV, ma grazie al sistema immunitario sano, il virus non provoca sintomi e la loro vita continua senza effetti negativi, del tutto ignari dell’invasione nel loro organismo; di questo 40%, il 20% sviluppa problemi come la sordità (causa più frequente del virus) e ritardo psicomotorio, patologie che possono svilupparsi anche dopo i 2/3 anni. Questi i dati presentati durante il Simposio Internazionale Roche sulle Malattie Infettive, tenutosi a Roma nei giorni scorsi.
“Il Citomegalovirus è poco conosciuto in ambiente medico ed essendo un virus complesso, è difficile isolare informazioni precise e corrette”, ha dichiarato Maria Grazia Revello, capo dell’attività di ricerca per lo studio sulla Prevenzione dell’Infezione da Cytomegalovirus Umano Congenito (CHIP) finanziato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Per questo motivo, il test pre-gravidanza assume un’importanza fondamentale: “I ginecologi devono raccomandare alle donne di fare il test, è fondamentale sapere se si è positivi o no prima di intraprendere una gravidanza. Abbiamo eccezionali potenzialità diagnostiche e tecnologiche da usare per sensibilizzare e infondere conoscenza, per prevenire i rischi del CMV”.
Il test fatto prima della gravidanza, infatti, fa luce sull’immunità o meno al Citomegalovirus (CMV). Se il paziente risulta negativo, è bene monitorarlo, per vedere se compaiono anticorpi del virus più avanti. “Il CMV è un virus subdolo perché, seppure la donna risulta negativa al test e quindi sembra che l’infezione sia in atto, non è detto che la causa sia proprio il CMV – ha spiegato Revell. – in quanto gli stessi squilibri delle analisi possono appartenere anche ad altri tipi di infezioni. Inoltre, il virus può insorgere in gravidanza con il contatto di un altra persona affetta da CMV immune. I bambini, ad esempio, sono le prime sorgenti di infezione. Quindi, quando una mamma è incinta dovrebbe evitare di toccare o venire a contatto per il primo trimestre di gravidanza con i liquidi del figlio o di qualsiasi altro bambino” – ha continuato la Revello.
Quando la donna in gravidanza non riesce a prevenire la contrazione del virus, c’è la possibilità di sapere se il feto è infetto dall’alterazione della crescita e dai parametri cerebrali solo dalla 20esima settimana in poi. Nel 40% dei casi il virus supera la placenta ma non è possibile sapere il motivo. “Purtroppo non esiste ancora un vaccino. Al centro di Pavia stiamo cercando di capire se iniettare anticorpi alla donna che ha contratto l’infezione possa abbassare la possibilità di trasmetterla al feto ma per ora non ci sono grandi risultati”, conclude Revello.

Andrea e Giada Benetton costituiscono l’Associazione “Anticito”.
Combattere il Citomegalovirus e realizzare insieme una promessa d’amore per la salute dei nostri figli.

«Quando scopri di avere il virus dentro di te provi tanta paura. Temi che possa contagiare il tuo bambino. Cerchi di capire come e quando? Leggi, studi, t’informi ma sei soffocata dalle attese. Accarezzi la pancia e speri che l’amore possa vincere tutto. Purtroppo non è così! Hai bisogno di medici competenti che ti aiutino a tentare ogni cura. I costi sono altissimi ma… c’è la speranza di riuscire. In quel momento capisci ancora di più quanto l’amore della tua famiglia ti darà il coraggio e la forza per affrontare questa prova della vita».
Con queste parole Giada Briziarelli Benetton comincia il suo racconto per far conoscere il Citomegalovirus. Lei ha scoperto di aver contratto l’infezione in gravidanza e solo sottoponendosi a terapie sperimentali, molto costose e difficili da reperire, è riuscita a evitare gravi danni di salute alla sua bambina. Oggi Isabella sta bene ma i suoi genitori, Giada e Andrea, hanno deciso comunque di raccontare la loro storia per mettere la loro “fortunata” esperienza a disposizione di tutte quelle famiglie che non sanno abbastanza sull’infezione e non hanno mezzi sufficienti per affrontare questo virus subdolo, che s’insinua silenziosamente nell’organismo e che attualmente è ancora poco conosciuto. L’associazione Anticito – nasce con questa finalità! L’Onlus, si propone, infatti, di informare, aiutare la ricerca e mettere a disposizione fondi per terapie e cure mirate. Un gruppo di esperti diretti dal Prof Giovanni Nigro, studierà, valuterà i vari casi per aiutare chi ha contratto il citomegalovirus inconsapevolmente, visto che attualmente le precauzioni per evitare il contagio sono maggiormente di natura igienica.
«Abbiamo bisogno di conoscere meglio questo nemico ampiamente sottovalutato per la mamma e il suo bambino – continua Giada Benetton – io e mio marito abbiamo capito in tempo la gravità del problema e potuto pagare le cure. Ma ci sono tante famiglie che non riescono a far fronte alle spese e vivono smarrite nel dolore e nell’impossibilità di fronteggiare la situazione e, ancora più grave, scoprono tardi che l’infezione ha danneggiato in modo irreversibile la salute dei loro bambini».
I sintomi: una leggera febbre o un senso di stanchezza, spesso confusi con una banale influenza o un momento di stress. Frequentemente l’infezione è asintomatica e potrebbe essere svelata da un aumento delle transaminasi o dei linfociti. Per questo la persona colpita da Citomegalovirus spesso non sa di esserlo. Inoltre il contagio varia la sua aggressività secondo il sistema immunitario che incontra.
«È utile sapere di non essere soli – conclude Giada Benetton – per questo Andrea ed io, abbiamo deciso con l’Associazione, di aiutare altri genitori a fare tutto il possibile per veder crescere i loro figli sani e realizzare questa autentica promessa d’amore».

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